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Il marketing una questione di genere? Partiamo da Eva, la prima donna

Adamo, il primo uomo, ha dato la colpa ad Eva davanti a Dio per la storia della mela, e da allora non avete più smesso. (Geppi Cucciari)

Diversità, Uguaglianza, Parità salariale, Privilegio, Bias cognitivo: siamo stanchi di sentire queste parole all’ordine del giorno, e mentre le donne e gli uomini di tutto il mondo combattono per l’uguaglianza di genere da decenni, nel mondo del Marketing è possibile intravedere uno spiraglio di luce.

 

Sembra strano, vero? Eppure, è così!

E’ vero che la vendita, nonostante il suo essere parola di genere femminile, è una professione storicamente dominata dal sesso maschile; seppur alcuni stereotipi hanno caratterizzato la figura del venditore attribuibile solo al sesso maschile, come per il venditore di auto, l’assicuratore o il venditore di case e, seppur ancora oggi le ricerche di profili di vendita sono di base al maschile, il potere femminile anche in settori di tradizione maschile è in progressiva crescita.

 

Finalmente si è fatta luce su un aspetto: le donne sono una forza straordinaria.

Vogliamo negare che sanno essere creative?

Che sono in grado di inventano e si reinventano ogni giorno?

 

Non si può inoltre negare che, con la tenacia che da sempre le caratterizza, sono riuscite ad impossessarsi di un enorme spazio nelle professioni del marketing e della comunicazione online e offline.

 

Eppure, i luoghi comuni sono sempre lì a puntare il dito. L’uomo è più spudorato e quindi vende di più

E ancora… “Il venditore è un mestiere da uomo come la segretaria è un mestiere da donna.”

Da donna a donna che dici, rompiamo gli schemi e cerchiamo di passare dalle parole ai fatti?

 

Perché anche le donne guidano le aziende, ne accrescono il valore e portano vantaggi specifici. La vera differenza sta però in un preciso aspetto: l’organizzazione equilibrata fra uomini e donne.

Sicuramente ciò può generare diversità di pensiero, ma è in grado di produrre ricchezza proprio dal confronto di modalità e valori diversi e quindi genera maggiori ricavi sia a livello economico che a livello etico.

 

Quali sono le attività o le peculiarità che ne creano ricchezza?

Un aiuto sostanziale ci viene dalle basi strategiche del Neuromarketing laddove i comportamenti umani vengono dettagliati e resi fruibili per la vendita; così da poter affermare che non ci sia un marketing al femminile o al maschile, ma un marketing che ha basi scientifiche consolidate e determinate dallo studio del funzionamento del cervello umano.

 

Se prendiamo in considerazione la valutazione delle esperienze e dei momenti che contano più di altri in una trattativa e quindi:

  •  Inizio
  • Picco
  • Termine

 

Ci rendiamo conto così che, dal primo momento, importantissimo, chiamato inizio, che dà l’impressione di com’è l’interlocutore, si possano sfruttare dei veri e propri punti di forza che potremmo attribuire al genere femminile.

 

Ecco che:

  • Empatia
  • Attenzione ai dettagli
  • Maggiore capacità di ascolto
  • Attenzione ai particolari
  • Abilità a cogliere i dettagli
  • Capacità di individuare le leve emozionali

Diventano dei veri e propri punti di forza per creare il marketing relazionale e abbassare le barriere di genere.

 

Nel secondo momento invece, durante il picco, l’abilità della competenza nella vendita può dare il risultato atteso e laddove, si anteponga il sé all’altro, il risultato può trasformarsi in “non risultato atteso”.

 

Se la comunicazione è donna, (parola di coach 😉) quali sono in concreto gli aspetti determinanti e fondamentali che fanno la differenza?

“Lei”, la prima, che convinse Adamo a mangiare la mela, non è forse la prima esperta di Marketing in assoluto?

 

Da sempre considerata detentrice della capacità di costruire, curare e difendere le relazioni, la donna sa comunicare, ma soprattutto sa usare i suoi 4 punti fonematici per usare la “parola” per influenzare e sedurre.

 

È dunque tutto un gioco di alternanza tra Rettile – la parte dell’istinto; Mammifero – la parte dell’emozione e del sentimento; Neocorteccia – la parte razionale.

 

Se la scelta avviene nella parte dell’emozione e dell’istinto, i cinque sensi giocano un ruolo fondamentale; ma dove non arriva ciò, di sicuro il venditore maschile saprà cosa e come fare 😉

 

Nel terzo momento, il termine, sanno accaparrarsi la fiducia del cliente trovando la risposta alle esigenze opportune, e con il ricorso all’effetto Von Restorff, sanno rendere immediati ed evidenti i benefici dell’offerta e il perché sceglierla.

In definitiva una donna partner di vendita è un ottimo alleato di un uomo, ma solo se non si entra in conflitto e si trova il giusto equilibrio e la giusta intesa.

 

A questo punto una domanda sorge spontanea: in Italia, il marketing al femminile esiste?

 

Nel nostro paese, le donne tendono di più a scegliere il lavoro autonomo o ad aprire una loro

attività per motivi e in modi diversi rispetto agli uomini.  

 

Perché questo tipo di scelta? Diverse sono le risposte. In primis per le donne lavorare è più difficile: uno dei motivi per cui in Italia la maggior parte delle aziende preferisce una donna è perché crede di essere autorizzata a pagarla meno. Secondo le Analisi Eurostat, prendendo in considerazione il Gender gap adjusted, in Italia la differenza in busta paga fra uomo e donna è del 23,7%.

 

Francesca Bettio, per esempio, una delle fondatrici della rivista online In Genere, sottolinea: “Il fatto che in Italia il tasso di occupazione femminile sia più basso rispetto alla media europea fa sì che nel loro complesso le donne italiane godano di una minore autonomia finanziaria”.

 

In secondo luogo, la donna deve gestire casa e famiglia: l’Italia vuole la donna casalinga, anche se non è la sua vocazione. Quindi, quanta fatica fa una donna a promuovere il proprio lavoro in una società che la considera di troppo, soprattutto quanto è difficile diventare imprenditrice in tempo di pandemia? 

Problemi, burocrazia, difficoltà di trovare una soluzione perché “si è donna”: dire basta si può, specie ora; in un momento in cui cioè tutto è in evoluzione costante e continua; in un momento in cui la pandemia ci ha dettato nuovi paradigmi.

Come fare? Un esempio viene dalla Camera di Commercio Chieti Pescara e il loro progetto Imprese in rosa, che storia! “che ha premiato le imprese femminili che si sono contraddistinte nel nostro territorio per originalità, business e innovazione.”

Insomma, per una donna pensare e realizzare il suo brand non è più un’utopia; non può esserlo, non deve esserlo!

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Tiziana Iozzi

Connettere con le parole e le emozioni fuori e dentro il web è la mia mission. Da 27 anni nella formazione manageriale e nel coaching aziendale. La comunicazione efficace e le strategie linguistiche on line e off line sono il focus dell'attità del blog. La Comunicazione efficace, il Web Content, il web per gli IMBRAnati e il Branding Management sono gli argomenti che mi sono più a cuore e approfondirò nel sito.