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Un sofà per due o una poltrona per tre?

ISTITUZIONALITÀ O PARITÀ DI GENERE?

 

Donne e potere, donne e leadership, donne e parità di genere, donne e diritti: eppure qui stiamo vivendo ancora il medioevo. Perché?

Cominciamo dalla storia, che più che storia potrebbe sembrare preistoria.

 

Martedì 6 aprile 2021, in occasione di una visita ufficiale, sotto i riflettori di tutto il mondo, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel vengono sistemati su due comode poltrone, situate in posizione centrale, davanti alle bandiere di Turchia e UE.

E fin qui nulla di strano, vediamo immagini del genere quasi ogni giorno.

Se non fosse che, invece, la Presidentessa della Commissione Europea Ursula von der Leyen, presente nella sala insieme ai due uomini, viene fatta sedere su un divanetto abbastanza distante rispetto alle poltrone dei due uomini, in posizione laterale, di fronte al ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, una figura ben al di sotto della leader tedesca secondo il protocollo diplomatico.

 

La von der Leyen avrebbe dunque dovuto occupare una sedia di fianco a quella di Michel?
Protocollo violato o gaffe?

Difficile dirlo.

La domanda è – con una buona dose di autoironia – un sofà per due o una poltrona per tre?

Mi spiego:

Tutti e tre sul sofà oppure tutte e tre sulle poltrone?

Cosa è accaduto?

In che modo il mondo intero ha interpretato il fatto?

 

Premessa:

L’incontro era stato ufficialmente organizzato tra Michel ed Erdogan: la von der Leyen era presente “solo” per partecipare alle discussioni bilaterali. Questo potrebbe – in teoria – spiegare la presenza di due sole sedie.

Domanda: Come mai uno staff così preparato come quello del Presidente turco è stato colto alla sprovvista dalla presenza di Ursula von der Leyen, tanto da non avere una sedia da aggiungere anche all’ultimo momento? Possibile che non si sapesse del suo arrivo? Con tutte le comunicazioni circa gli spostamenti che devono avvenire per garantire la sicurezza delle personalità in visita?

 

Altro dato importante:
Secondo il protocollo internazionale, il Presidente del Consiglio Europeo è il rappresentante ufficiale dell’UE al di fuori dei confini e, in quanto tale, precede sempre il Presidente della Commissione (in questo caso Presidentessa, ma vale indifferentemente che si tratti di uomo o donna).

Eppure, bisogna rilevare che nel 2015, quando gli allora Presidenti di Consiglio e Commissione, Donald Tusk e Jean-Claude Juncker, si recarono in visita ad Ankara, furono predisposte tre sedie e non due. Quindi è evidente che il protocollo vale, ma fino ad un certo punto.

 

Domanda: È stata quindi una scelta consapevole o solo un maldestro “inciampo” per una situazione valutata magari con leggerezza?

Non di certo una scelta positiva per quanto riguarda la parità di genere.

Non di certo una scelta strategica per l’accoglimento della parità di genere.

Non di certo evoluzione verso il riconoscimento della leadership femminile ma involuzione storica, comportamentale e medioevo a tutti gli effetti, contro ogni posizione delle linee guida del libro Bianco dell’Unione europea e ignorando le sei priorità della Commissione per il 2019-2024

Dove ci sta portando l’Europa?

La Commissione Europea ogni quinquennio si pone degli obiettivi, delle priorità che servono ad affrontare le principali sfide politiche, economiche e sociali che si presentano all’Unione e ai suoi cittadini.

 

Nel giugno del 2019, a seguito delle elezioni europee, i leader dell’UE hanno definito sei priorità per il periodo fino al 2024.

 

  1. Green Deal Europeo L’Europa intende essere il primo continente a raggiungere la neutralità climatica, diventando un’economia moderna ed efficiente sotto il profilo delle risorse.
    Punta a migliorare la qualità di aria e acqua. Vuole promuovere l’agricoltura sostenibile e preservare le biodiversità. Creare un’economia circolare efficace e un mercato dell’energia dell’UE che fornisca energia sostenibile, sicura, a prezzi accessibili. Favorire le fonti energetiche rinnovabili e l’efficienza energetica, riducendo la dipendenza dall’esterno.
  2. Era digitale europea Accogliere la trasformazione digitale investendo nelle imprese, nella ricerca e nell’innovazione, dotando le persone delle competenze necessarie per una nuova generazione di tecnologie ed elaborando norme che vadano di pari passo con questa trasformazione.
  3. Sviluppare una base economica forte L’UE deve lavorare per creare un ambiente più attraente per gli investimenti e una crescita che offra lavori di qualità, in particolare per i giovani e le piccole imprese.
    L’obiettivo, in particolare, è quello di costruire un’economia resiliente, completando l’unione dei mercati bancari e dei capitali, rafforzando il ruolo internazionale dell’euro, investendo nelle competenze e nell’istruzione e sostenendo le imprese europee sviluppando una solida politica industriale.
  4. Un’Europa più forte nel mondo Costruire una solida politica estera, rafforzando le relazioni con i partner e i paesi vicini e potenziare la capacità dell’UE di gestire le crisi attraverso lo sviluppo di capacità civili e militari. Perseguire un commercio in linea con il multilateralismo e l’ordine internazionale globale basato su regole. Assumere una maggiore responsabilità in materia di sicurezza e difesa, collaborando strettamente con la NATO.
  5. Proteggere i nostri cittadini e i nostri valori Difendere i diritti fondamentali e lo Stato di diritto come fondamento dell’uguaglianza, della tolleranza e dell’equità sociale. Affrontare i rischi per la sicurezza, tutelare e responsabilizzare i consumatori; potenziare un sistema di migrazione legale e sicura, gestendo nel contempo in modo efficace le frontiere esterne dell’UE, modernizzando il sistema di asilo dell’UE e collaborando strettamente con i paesi partner.
  6. Un nuovo slancio per la democrazia europea Rafforzare i processi democratici in Europa rafforzando le relazioni con il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, proteggere la democrazia dell’UE dalle interferenze esterne, garantire la trasparenza e l’integrità in tutto il processo legislativo e coinvolgere maggiormente con i cittadini dell’UE nella definizione del futuro dell’UE.

 

Come si collocano le donne in questo progetto di crescita?

Tanti bellissimi obiettivi e anche molto ambiziosi.

Tuttavia, l’uguaglianza effettiva di genere non viene ancora recepita espressamente. Forse potremmo trovarla scavando tra le righe di quell’obiettivo che parla dei valori europei. Forse. Ma comunque nessuno ha ancora avuto il coraggio di parlare apertamente di questo annoso problema.

 

Già.

L’uguaglianza: la chiave principale e il primo valore dell’Unione Europea.

 

Nonostante questo, le donne continuano ad essere discriminate sia nella vita privata che in quella pubblica e politica.

Oggi in parlamento le donne rappresentano il 40% dei seggi, mentre nel mondo del lavoro la presenza femminile è ancora piuttosto bassa.

A protestare contro lo sdegno dei leader internazionali verso la Presidentessa Ursula von der Leyen è la deputata Beatrice Lorenzin, che definisce il tutto come “un’offesa a tutte le donne e all’Unione Europea”.
Ursula Von der Leyen è la prima donna ad assumere la carica di Presidentessa nella storia della Commissione Europea, oltre ad essere medico e madre di 7 figli.

Il suo gabinetto è composto equamente da donne e uomini e lotta ogni giorno per la libertà delle donne e per la parità di genere in ambito pubblico e privato.

 

“Vivere libere dalla violenza e dalla paura è un diritto fondamentale”

ha insistito la von der Leyen.

Le donne dovrebbero essere messe al centro della politica così da combattere la violenza contro di loro, sempre più crescente in questo periodo di Pandemia da Covid19 che ha costretto milioni di donne a rinchiudersi in casa con i loro stessi aguzzini, aumentando i casi di violenza domestica.

 

Come ben sappiamo, ormai già da anni è in atto una vera e propria guerra contro il patriarcato e la violenza di ogni genere sulle donne. E proprio la Turchia – guarda caso – si è distinta in questo senso.

Infatti, le organizzazioni femministe in Turchia suscitano ammirazione da più parti in quanto sono i soggetti che attuano la forma più resiliente ed efficace di opposizione al governo, nonché alle violazioni dei diritti umani da esso attuate.

Con l’arrivo del lockdown nel 2020, in Turchia più che in altre parti del mondo si è verificato un aumento del femminicidio, passando dalla “semplice” mancanza di rispetto alla vera e propria violenza psico-fisica. Per questo nel Paese sono in atto varie proteste contro il ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante per prevenire e combattere la violenza contro le donne e la violenza domestica

Nonostante l’ONU nel 1977 abbia riconosciuto l’8 marzo  come Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la Pace Internazionale, ci sono tuttora battaglie per combattere questo fenomeno ma il femminicidio sembrerebbe rimanere costante se non addirittura in crescita.

 

 

2021: metà strada verso la realizzazione degli obiettivi. Stiamo facendo un buon lavoro?

Quindi, ricapitoliamo.

Erdogan, il Presidente della Turchia, lascia la Presidentessa della Commissione Europea (una delle più alte cariche europee) Ursula von der Leyen non solo senza poltrona, ma “appoggiata” da una parte. E il mondo assistite all’ennesima discriminazione femminile, durante il vertice Turchia-UE, uno dei più importanti summit della politica internazionale del momento.

Qualcuno dovrebbe vergognarsi” sono state le parole del Partito Popolare Europeo su Twitter, Tuttavia, il Presidente Erdogan non sembrava poi così vergognato per il trattamento riservato alla von der Leyen, dopo averla praticamente lasciata in piedi.

Ormai nel 2021, credevamo tutti erroneamente che le discriminazioni, soprattutto in un contesto istituzionale del genere, fossero solo un brutto ricordo.

Ma, come sottolineava a suo tempo Rita Levi Montalcini: “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società”. Questo pensiero fu formulato dalla senatrice all’inizio del secolo scorso, ma rende perfettamente l’idea delle difficoltà che “il genere femminile” ha vissuto nel cammino della propria affermazione.

E quindi non importa che tu sia stata ministro della difesa, del lavoro e degli affari sociali, della famiglia, degli anziani, delle donne e della gioventù, o che tu sia attualmente la Presidentessa della Commissione Europea (il tutto in soli 62 anni di vita), perché se sei donna resterai sempre quella figura che non viene considerata nel conteggio dei posti a sedere. Perlomeno in alcuni ambienti.

 

Il SofaGate  ha fatto storcere il naso all’intera opinione pubblica, com’è giusto che sia.

Al contrario la diretta interessata, con grande classe, eleganza e raffinatezza ha continuato a fare il proprio lavoro, a testa alta, dimostrando a tutto il mondo che la sua integrità e l’importanza della sua carica politica superano anche l’ignoranza e la rudezza di un protocollo del genere.

Oggi è Ursula l’eroina del giorno, e che ci rimanga come insegnamento che le donne forti e potenti possono sedersi ovunque.

 

Le donne vanno avanti a testa alta e continuano a farsi sentire.

L’esempio è proprio il libro Amati o amàti, questione di accento, un progetto completamente al femminile.

Racconta storie di 13 donne fatte di sconfitte e di successi.

Racconta storie personali e intime, narrate con gratitudine e amorevolezza per gli altri, per sé stesse e per la vita.

Racconta storie di crescita, di consapevolezza e di benessere finalmente raggiunto.

Rispettati donna, amati e mettiti al primo posto nella tua vita!

Ne sono testimoni tredici donne coautrici, compresa me, in questo libro che è un progetto di rete e condivisione al femminile dedicato al maschile.

Tredici appassionanti storie e testimonianze di altrettante donne che nella vita sono riuscite ad amarsi e sentirsi libere.

Tredici esperienze di vita e di amore, nelle quali chiunque può riconoscersi e rispecchiarsi. Dove trovare dei pezzetti di sé. E magari aprire gli occhi e rendersi conto di chi sono le persone che ci circondano, riscontrando comportamenti simili e riconoscendo atteggiamenti che abbiamo vissuto o viviamo nel presente. E, con l’occasione, porsi qualche domanda. Del tipo: “Ma è davvero questo quello che voglio per me stessa?”.

Uscito l’8 marzo, il libro è acquistabile su info@tizianaiozzi.it oppure su www.masciulliedizioni.com.
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