Ci sono parole che sentiamo pronunciare così spesso da rischiare di perderne il senso, e “problem solving” è una di queste. Questa viene usata nelle selezioni del personale, nei manuali di management, nei corsi di formazione, ma che cosa significa davvero? È forse una competenza tecnica, una dote personale, una soft skills, o forse un approccio più ampio alla vita e al lavoro?
In realtà, parlare di problem solving significa affrontare il cuore pulsante delle organizzazioni e delle persone, e non si tratta soltanto di trovare soluzioni rapide e utili quando accade un imprevisto, quando ci troviamo di fronte a situazioni da risolvere in tempi brevi e di mantenere produttività e toni emotivi alti, ma di imparare a leggere la complessità, di allenare la mente a non fermarsi davanti agli ostacoli, di trasformare le difficoltà in possibilità e di avere la capacità di restare focalizzati e centrati.
Oggi questo approccio diventa ancora più interessante se lo guardiamo all’interno di un settore che tocca la vita di tutti: la logistica e i trasporti, con un parallelismo con un’azienda reale.
Una delle ultime esperienze di formazione in “problem solving” nel settore della logistica e dei trasporti è stata, AEV di Loreto Aprutino, che da oltre quarant’anni si occupa di trasporto merci e che ha scelto di mettere la sostenibilità al centro della propria visione.
Un’azienda familiare in continua espansione, giovane e dinamica, che guarda al futuro con modalità innovative e con una sensibilità crescente verso le “soft skills” dei suoi collaboratori che ha deciso di guardare al “problema”con altri occhi.
Che cos’è davvero un problema?
La parola “problema” è spesso associata a una crisi, a qualcosa che non funziona e che ci costringe a fermarci. In realtà un problema è semplicemente la distanza tra ciò che abbiamo e ciò che desideriamo, è vedere il bicchiere mezzo vuoto anziché mezzo pieno e, ricorda, non sempre coincide con una situazione drammatica, ma può essere anche solo una piccola incongruenza quotidiana, una interpretazione non andata a buon fine, un ritardo, un costo imprevisto, un passaggio che non torna, una incomprensione.
Pensiamo al mondo della logistica, dove i problemi emergono continuamente: un camion che rimane bloccato nel traffico, una consegna che non arriva nei tempi previsti, un tratto stradale improvvisamente chiuso, l’aumento di prezzo del carburante o una nuova normativa ambientale che obbliga a ripensare i percorsi. Ogni evento di questo tipo rappresenta un problema perché crea uno scarto tra le previsioni e la realtà, tra la pianificazione e il risultato.
Ma è proprio in questo scarto che si nasconde l’opportunità. Un problema non è mai soltanto una barriera, è anche un invito a guardare con occhi diversi, a inventare soluzioni, a crescere come persone e come organizzazioni, e ci invita a ragionare, ci fa fare esperienza che ci permetterà di pensare con più consapevolezza l’organizzazione futura.
Problem solving: un’attitudine o un tecnicismo?
Chi è davvero un problem solver? Una risorsa che “aggiusta” ciò che si rompe, oppure qualcuno che sa:
- Identificare il PROBLEMA . La domanda è: “qual è il problema reale”?
- Esplorare. E si chiede: “cosa rappresenta il problema reale”?
- Identificare gli obiettivi. Perciò: “cosa devo ottenere velocemente”?
- Cercare alternative. La migliore soluzione allo status quo.
- Seleziona le soluzioni migliori.
- Implementa queste soluzioni alla realtà.
- Valuta la migliore soluzione per quella situazione.
In sintesi, leggere i contesti, analizzarli e inserire soluzioni possibili.
Ma quali sono le caratteristiche che deve avere questa persona?
Un problem solver è curioso, non si ferma alla superficie delle cose, cerca le cause e non si accontenta dei sintomi, è resiliente perché non si lascia bloccare dall’incertezza, è collaborativo, sa che le soluzioni migliori nascono quando competenze diverse si incontrano e si trasformano in ricchezza, è orientato al risultato, ma non a qualsiasi prezzo e pensa anche al lungo termine, alla sostenibilità delle scelte, e condivide l’esperienza in modo che il problema non si ripeta più.
Questa attitudine si può sviluppare con l’esperienza, vivendo tante situazioni diverse che insegnano ad adattarsi, ma si può anche coltivare in modo consapevole attraverso la formazione, come quella di Tiziana Iozzi, la sua Academy, i laboratori e la simulazione di scenari reali.
In azienda, il problem solving non dovrebbe essere una competenza di pochi eletti, ma un linguaggio diffuso, un linguaggio universale che appartiene a chi lavora in ufficio come a chi è in prima linea.
Nel mondo dei trasporti, per esempio, un autista che sa segnalare in tempo reale un imprevisto, un addetto al magazzino che intuisce in anticipo un disallineamento, un responsabile logistico che coordina rapidamente i cambiamenti, un responsabile della sicurezza che prevede e vede in anticipo il pericolo, Ecco, tutti loro sono problem solver. E non perché possiedono formule magiche, ma perché hanno sviluppato la capacità di guardare oltre il problema e si “abituano” a viverlo come sfida.
La complessità: dove il problem solving diventa indispensabile
Numerosi sono i settori di lavoro in cui quotidianamente si è chiamati a “risolvere”.
Prendiamo una tra le ultime esperienze, appunto la logistica, che è il terreno ideale per capire quanto sia vitale il problem solving. Immaginiamo un flusso di merci che viaggia da una regione all’altra, dove ogni passaggio porta con sé diverse variabili: condizioni meteo, traffico, norme locali, vincoli ambientali, aspettative dei clienti. Basta un piccolo imprevisto per mettere in discussione l’intero sistema. E non è difficile immaginare uno scenario reale, pensiamo a una galleria chiusa per lavori urgenti, a un camion carico di merci che deve trovare una via alternativa, o ad un cliente che aspetta e che rischia di subire ritardi. In queste circostanze non basta la prontezza di riflessi, serve un metodo organizzato e consolidato. Il problem solving in logistica significa raccogliere i dati, analizzare le opzioni, prendere decisioni rapide e comunicare in modo trasparente. E in questo Tiziana Iozzi Academy può sicuramente darti una mano e una visione completa del metodo da usare.
L’esperienza AEV: trasportare il futuro in modo sostenibile
Dentro questa prospettiva si colloca l’esperienza di AEV, un’azienda che da decenni si occupa di trasporto merci in Italia e all’estero. La sua forza non sta solo nell’efficienza operativa, ma soprattutto nella visione: AEV ha scelto di investire nella sostenibilità, introducendo camion a gas naturale liquefatto e puntando su veicoli elettrici di nuova generazione. Questa scelta non è soltanto una risposta alle normative ambientali, ma un vero e proprio approccio culturale. Per AEV la sostenibilità non è un traguardo da raggiungere, è un viaggio che si rinnova ogni giorno, e che coinvolge clienti, partner e fornitori.
Ed è proprio qui che entra in gioco il parallelismo con il problem solving. Un’azienda che decide di cambiare la propria flotta, di investire in tecnologie più ecologiche, di ripensare le rotte per ridurre le emissioni, sta affrontando problemi concreti: come bilanciare i costi e i benefici, come gestire le transizioni, come formare il personale, come comunicare ai clienti il valore aggiunto di queste scelte.
Il problem solving diventa allora la chiave per rendere reali le visioni. Non basta avere l’idea giusta, serve accompagnarla con metodo, resilienza e capacità di adattamento.
Cosa si evince?
Che “quando si parla di problem solving” non si tratta infatti solo di reagire all’imprevisto, ma un buon problem solver ha anche capacità di prevenire, di ridurre il rischio, di costruire piani di riserva, di anticipare i possibili problemi. Tutto ciò permette di trasformare un’azienda in una realtà affidabile, capace di garantire puntualità anche in scenari incerti. Insomma, alla fine delle buone “soft skills” con un solido tecnicismo è un connubio strategico.
Soluzioni rapide e strategie durature
Quando si parla di problem solving si potrebbe pensare a interventi momentanei, a “toppe” messe lì per tamponare una difficoltà. In realtà, come Tiziana Iozzi insegna, il processo è più articolato. Una buona soluzione deve funzionare nel breve, ma deve anche preparare il terreno per il futuro.
Se un tratto stradale viene chiuso, certo si trova un percorso alternativo per quel giorno. Ma si analizza anche che cosa è accaduto, si raccolgono dati, si valuta se sia il caso di ripensare stabilmente le rotte, di diversificare le opzioni, di comunicare in modo diverso con i clienti.
AEV, con le sue scelte tecnologiche, mostra bene questa logica: investire su mezzi LNG non è stato un intervento provvisorio, ma una strategia strutturale, così come lo sarà, nei prossimi anni, l’introduzione dei camion elettrici. Ogni passo nasce da un problema reale (emissioni da ridurre, normative da rispettare, clienti più esigenti) e si traduce in un percorso evolutivo.
Il ruolo delle persone
Dietro ogni soluzione non ci sono solo algoritmi, software o veicoli all’avanguardia ma, soprattutto, ci sono persone. Pensiamo ancora ai trasporti dove queste persone sono l’autista che impara a guidare in modo più efficiente, il responsabile logistico che coordina i flussi, il team di manutenzione che previene i guasti, il management che investe e prende decisioni coraggiose. Il problem solving è prima di tutto un lavoro culturale, creare una mentalità condivisa in cui gli imprevisti non spaventano, ma stimolano a crescere. In questo senso la formazione, il coaching di Tiziana Iozzi, i laboratori interni, il dialogo e la fiducia, diventano fondamentali. È qui che io, con il mio lavoro, posso affiancare aziende di ogni settore, aiutare a trasformare le difficoltà quotidiane in allenamenti di resilienza, far emergere le soluzioni già presenti nei team, creare un linguaggio comune che unisce efficienza e sostenibilità.
Ogni problema diventa palestra per diventare più forti, affidabili e efficienti.
Un viaggio che non si ferma
Il problem solving non è una scorciatoia, ma un viaggio continuo. Non si tratta di avere soluzioni definitive, ma di costruire la capacità di adattarsi, di crescere, di innovare. AEV ha dimostrato che la sostenibilità può diventare parte integrante di questo viaggio, e che ogni scelta ecologica, oltre ad essere una risposta a problemi concreti, è anche una visione per il futuro. Ed è qui che il parallelismo trova senso: il problem solving non è solo tecnica, è cultura, è responsabilità, è coraggio.
Accompagnare con la mia Accademy e le mie soluzioni aziende come AEV, MEUCO, AUTOFFICINA DI SANTO, D’ANGELO CONFEZIONI, NTP BIOTECH, significa proprio questo: trasformare le sfide in opportunità, portare nel quotidiano la convinzione che ogni problema può diventare un seme di crescita, nel rispetto dei lavoratori e del benessere aziendale, oltre che del business. Ed ecco che benessere e business tornano e fanno capolino come un connubio indissolubile.
